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Sono Sara, ho ventisei anni e studio Ingegneria Meccanica alla Federico II di Napoli. Appassionata di fotografia, viaggi, telefilm. Logorroica a giorni alterni, chiamata troppo spesso “cappuccino” a causa del mio nickname su Instagram. Resto convinta sostenitrice degli espressi con cremina e del macchiato. Per passione: visual storyteller, digital content creator. Ho un amore sconsiderato per il mio Paese, e per il Sud Italia. Non vivo senza azzurro. Per tante altre frivolezze vai alla pagina about.

La mia attrezzatura fotografica

25/08/2017

“Ciao! Mi piace molto il tipo di foto che fai e come le fai. Che macchina fotografica usi? Usi il cellulare? E che app o filtri applichi prima di pubblicarle?”

No, non sono impazzita, non  mi sono gonfiata l’ego a dismisura. Ti ho trascritto soltanto uno degli ultimi messaggi che ho ricevuto. E’ un po’ che ricevo messaggi del genere. Questo è un periodo molto soddisfacente per me, devo dirlo, ricco d’ispirazione.  E se lo è, è grazie a te che mi segui ogni giorno, apprezzi ogni scatto e trovi un momento durante la giornata per scrivermi, chiedermi pareri o consigli. Sei indispensabile, proprio tu che leggi, sappilo. Questi post nascono grazie a te, infinitamente curioso e pronto a sapere e chiedere.     

attrezzatura fotografia

Premessa

Quando ho deciso che volevo tentare di fare fotografia è stata una vera sfida. Quello che so l’ho imparato leggendo molti libri, guardando montagne di video su youtube e in giro per il web da altri fotografi, che mettono a disposizione il loro sapere. Non sono, ad oggi, né una fotografa professionista né ho conseguito qualifiche del genere. Eppure, mi piaceva la fotografia come forma d’arte, ma non sapevo assolutamente se poteva essere una strada a me congeniale, oppure soltanto un capriccio momentaneo. Ero in grado di potermi cimentare in una cosa del genere? Quanto poteva essere complicato imparare ad usare una vera macchina fotografica? Una reflex? Francamente non lo sapevo. Non ne avevo neanche mai preso in mano una. Sapevo che costavano moltissimo, non volevo pesare sulle spalle dei miei genitori  (sono ancora all’università), ma volevo darmi comunque una possibilità. Ho deciso quindi di puntare a qualcosa di economico.    

Anziché prendere una nuova entry level, ho deciso di comprare una vecchia semi-pro che ormai dopo più di un anno è l’amore della mia vita. Ho comprato una vecchia Nikon D80 usata con un obiettivo base (18-55) . La d80 è una macchina ormai fuori produzione, pensa che non ha neppure il wifi integrato per trasferire le fotografie al cellulare. Non dovevo stampare le mie foto in formato poster, non avevo neanche la necessità di pubblicare fotografie per testate o venderle (almeno quando ho cominciato). Dovevo imparare, dovevo capire, e pubblicare si, ma su Instagram.

Le mie necessità

Non avevo nessuna necessità di una full-frame. Ripeto, dovevo imparare. E ho imparato. L’altra cosa che mi è stata molto utile è stato proprio il 18-55. Ho usato solo e soltanto quello per un anno intero, ho capito in cosa mi sentivo limitata. Comprare subito un mucchio di obiettivi è la cosa più sbagliata che si possa fare. All’inizio neppure io sapevo bene cosa volessi fare, volevo scattare si, ma ancora non avevo capito quale fosse il mio genere preferito. Queste sono cose che poi capisci dopo, col tempo. A furia di scattare ti rendi conto di quali sono le cose che fai più spesso e quali sono le cose che ti limitano. Inizia con l’obiettivo base, che ti permette sia il grandangolo che un discreto ritratto. Una volta che l’hai sfruttato bene, capirai da solo qual è l’obiettivo che dovrai comprare per fare il passo successivo.

I miei limiti

Ho poi capito che la cosa che mi limita di più è il fatto che il 18-55 è un obiettivo un po’ buio. Uso quasi sempre la massima lunghezza focale. Questo significa che sicuramente comprerò un obiettivo a focale fissa, in particolare un 35 o un 50 mm , perché non ho bisogno di un grandangolo, e ho bisogno che sia un obiettivo con una buona apertura di diaframma. E il 35 e il 50 mm hanno questi requisiti, garantendomi dei bellissimi sfocati e dei tempi di scatto più veloci,  per me che lavoro molto a mano libera.   Se proprio te lo stai chiedendo, sono molto più indirizzata verso il 35 mm. Il 50 mm è assai più indicato per il ritratto (anche perché sulle APS-C risulta moltiplicato per 1,5) mentre il 35 mm mi consente di fare anche ottimi paesaggi. E con questo ho risposto alla prima domanda.

Postproduzione

Altra premessa. Così come mio padre e forse tuo nonno si chiudevano in camera oscura a sviluppare le loro fotografie, io mi chiudo in camera mia con le cuffiette e sviluppo le foto in camera chiara. E’ diventato tutto digitale, ma il senso è esattamente lo stesso.  Scatto in RAW e questa è l’altra grande precisazione da fare. RAW significa proprio grezzo in inglese, infatti scatto una fotografia in questo formato, grezzo appunto, e poi al computer la limo affinché sia esattamente come la voglio. Un po’ come si fa con i diamanti. Mi piace pensarla così. Scattare in RAW dà molti vantaggi. Mi piace sempre pubblicare il discorso che fa Giovanna Griffo, una fotografa italiana che ho come punto di riferimento. Spero un giorno di avere i soldi e la disponibilità di poter seguire un suo workshop. Se non la conosci, dovresti.   

Giovanna Griffo

Mi capita spesso di leggere robe del tipo: “ah ma chi scatta in Raw è perchè non sa scattare. Se sei bravo a scattare, ti basta scattare in Jpeg e fai tutto giusto già in fase di ripresa”. Ma davvero? Chi dice una sciocchezza del genere evidentemente non sa manco la differenza fra un raw ed un jpg. Sappi che quando scatti in jpeg stai prendendo un file che contiene all’origine 16,7 milioni di colori (il file raw) per rimanere soltanto con 4,4 milioni di colori quando viene ridotto e compresso nel jpg.  Stai ammazzando pure la gamma dinamica del tuo sensore che crollerà di ben due stop. Allora che senso ha spendere migliaia di eur per sensori iper tecnologici e poi usarli come una Ferrari a cui hai tolto le ruote? Quindi se non hai un valido motivo per scattare in jpg, allora scattare in Raw non significa che non sai scattare, significa semplicemente che vuoi la Ferrari e correrci a 300 km/h e non trascinarla pietosamente per farci il giro dell’isolato. 

Giovanna Griffo

Scattare in Raw non significa “scatto male, tanto dopo recupero in postproduzione”.  No, significa: “scatto al meglio delle possibilità del mio sensore per avere il massimo della qualità possibile in termini di gamma dinamica, sfumature di colore, e risposta agli alti iso.   

Se ti ho incuriosito, ti lascio la pagina di questa gran donna: Giovanna Griffo.

Il mio metodo di lavoro


Scatto in RAW e post-produco con Lightroom. Dal computer, per vedere bene cosa faccio. Il RAW mi permette di gestire ogni aspetto della fotografia. Ecco perché ho il pieno controllo di alte luci, bianchi, neri. Lightroom è uno strumento davvero potente per chi vuole fare fotografia, e mi sento assolutamente di preferirlo.  Inoltre, la casa madre ne ha creato anche la versione mobile. Da cellulare la trovo più laboriosa da usare, ma è sicuramente un’ottima scelta. Di questa app probabilmente trovai un prossimo articolo in seguito. Per quanto riguarda in ultima battuta i filtri delle mie foto, mi spiace deluderti ma non uso filtri. Nè di vscoCam nè di Instagram. Faccio tutto in Lightroom, usando una color correction chiamata Orange&Teal. La trovi spiegata sempre sul mio blog.  Cliccami       Spero di aver soddisfatto ogni aspetto della tua curiosità rispondendo a queste semplici domande, per qualsiasi altra curiosità non hai che da chiedere, sono a tua completa disposizione. 

Update

Ad oggi, dopo quasi due anni di amore folle per la mia reflex, ti dico che ho completamente cambiato scenografia, e sono passata a Fujifilm. Trovi sempre qui, sul mio blog, la recensione onesta della mia Fujifilm xt-1. Secondo te è stato un cambiamento positivo o negativo? Ti aspetto per dirti la mia!

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